Amici Miei,
Facciamo finta che non siano passati più di 4 anni dall'ultimo post, o praticamente 19 anni dal primo, e rimettiamoci a scrivere su un Blog. Che non è lo stesso di 19 anni fa (perché ahimé Splinder non esiste più) e forse non è neanche più lo stesso di quando ho ripreso a scrivere qui, il 28 gennaio 2012. Vi rendete conto? 2012.
Facciamo finta di niente, dicevo, e rimettiamoci a scrivere su questo Diario (che almeno per un po' continuerà a chiamarsi Diario di un Cantastorie Indomito) e attacchiamo subito con le grosse novità per il 2026. Tanto, chi ci legge?
Il 2026, il 13 agosto 2026 per la precisione, marcherà il mio trentesimo anniversario da cabarettista. Che facciamo, festeggiamo? Potremmo farlo: organizzare una tournée del trentennale, o quanto meno un mega evento il 13 agosto. O anche solo una cena fra amici. Pubblicazioni di dischi e libri, un po' di memorabilia. E poi dare l'addio alle scene.
Solo che gli addii alle scene poi finisce che uno si pente e fa tipo tre anni di concerti come Baglioni, o come Elton John, e nel frattempo ti torna la voglia e ricominci. O come i Pooh, che si sono sciolti e poi coagulati di nuovo, un po' come il sangue di San Gennaro. No, credo che non organizzerò nulla... mi lascerò cullare dalla corrente fino alla fine naturale della storia. Come la Lady of Shalott del poema di Tennyson... Un po' in sordina...
Mentre dall'altra parte sta crescendo il nuovo Bac.
Il 2026 sarà l'anno in cui darò alle stampe il primo album (verosimilmente un EP) di PETRICHOR, il mio progetto cantautorale. Sono entrato in sala d'incisione a dicembre 2025 per i lavori preliminari. Per ora solo due giorni, il 16 e il 22. A partire da oggi o domani dovrei riprendere con maggiore intensità. Magari questo sarà il luogo dove potrete seguire passo per passo tutta la lavorazione...
Intanto per me è importante tornare a scrivere. Non lo faccio da tanto, troppo tempo. Talmente tanto che ci sto perdendo la mano, perché scrivere (e suonare) non è come andare in bici o imparare a nuotare, che una volta imparato non ti dimentichi più. No, la scrittura è un muscolo e se non lo alleni le tue performance cominciano lentamente ma inesorabilmente a peggiorare. Il primo sintomo è l'impoverimento del vocabolario: quando cominci a usare termini troppo banali, metafore scontate, roba già sentita. Soprattutto oggi che i social come Instagram e Tik Tok hanno sdoganato il ruba ruba di frasi fatte da riutilizzare in serie. Come ho già detto da qualche altra parte: il richiamo della mediocrità è forte! Soprattutto la scrittura di testi per le canzoni sta cominciando a pormi dei problemi. I racconti, o i diari come questo, i post su Facebook (Ahrg!) riesco ancora a gestirli (anche perché nel periodo non collegato ho pubblicato un romanzo e un libro di racconti), i testi delle canzoni invece sono problematici. Allenando troppo il muscolo della parodia ho perso di vista quello della poesia. Per tornare a metafore legate a Signore nel Lago, mi sento come il tizio del film di Shyamalan che ha un braccio superallenato e muscolosissimo, e l'altro quasi atrofizzato.
È da tanto che dico che devo eliminare la zavorra, e in questo momento per me la zavorra (ma è SEMPRE stato così) è il cabaret. Ho sempre continuato a farlo perché tutto sommato mi viene facile, perché mi permette di pagare le mie bollette (al contrario degli altri miei progetti) e perché mi ha fatto conoscere e amare, ma ha anche atrofizzato almeno metà della mia personalità artistica, la quale cova ormai da anni sotto la montagna una voglia di riscatto che prima o poi esploderà con la violenza di un Vulcano. Vulcano che potrebbe distruggere tutto, oppure aprire nuove strade.
Buona Giornata,
Bac