Amici Miei,
mi hanno rubato il Doblò. È successo la notte tra il 4 e il 5 marzo ultimo scorso. Forse addirittura la sera del 4, potrebbe anche essere. L'ho parcheggiato alle 18.00 sotto casa di Sabrina e non l'ho più controllato. Il ladro è arrivato in un momento imprecisato tra le 18.00 del 4 marzo e le 07.00 del 5 marzo, quando, uscendo da casa insieme a Sabrina per andare lei al suo lavoro e io al mio, mi sono reso conto che la sua macchina era lì, invece il mio Doblò, che avevo parcheggiato dietro l'auto di Sabrina, non c'era più... La familiare sagoma marrone metallizzata, quella ruota anteriore sinistra senza copricerchio, l'antenna rotta, la botta sulla parte alta del portellone posteriore (quando urtai un albero e ridussi il lunotto in miliardi di pezzi), la targa DP770ZH erano scomparsi nel nulla e al loro posto vi era solo un triste, ineffabile vuoto... Non ho urlato, non ho bestemmiato, non mi sono messo a piangere... niente... ho accolto la notizia con freddezza, anzi non freddezza... quasi non noncuranza, come se non fosse accaduto nulla. Un po' perché a quella macchina non ero affezionato. Non lo so perché, non mi ha fatto niente di male. Ma non ci ero affezionato. A differenza di tutte le precedenti automobili che ho avuto, non aveva un nome di battesimo. Aveva un difetto congenito nel sistema idraulico di raffreddamento che più volte si è rotto e più volte ho riparato, ma sempre senza successo. In questo periodo, per esempio, aveva ripreso ad andare in ebollizione una volta a settimana... Gli iniettori andavano sostituiti, e mancava olio. Le luci non funzionavano molto bene e l'anteriore destro faceva un rumore sinistro. Insomma, con un po' di fortuna il ladro avrà dovuto chiamare il carro attrezzi...
All'interno per fortuna non c'erano attrezzature. O forse per sfortuna. Perché se ci fossero state l'avrei parcheggiato in garage. Provo a ricordare cosa c'era di preciso: Un'asta microfonica, uno stand doppio per la chitarra, una borsa piena di cavi corrente e prolunghe, un gilet di velluto marrone acquistato negli anni '80 che usavo ancora durante gli spettacoli del mio gruppo "Live Bit". Due berretti di lana, uno dei quali mi era particolarmente caro. Un paio di guanti acquistati a dicembre e mai utilizzati. Un cuscino da viaggio, di quelli che si mettono intorno al collo. Mai usato. Una sciarpa leggera di Sabrina... Probabilmente (devo controllare) anche una mia sciarpa di lana. Un borsello Tommy Hilfiger che mi aveva regalato Beatrice e che per anni non avevo più usato perché si era rotta la cerniera. Cerniera riparata la scorsa estate dal papà di Valentina. Un parasole. Una tripla di corrente. Un gilet catarifrangente. Un paio di libri dei quali ho altre copie. La pelle di daino. Una boccetta di profumo. Qualche penna, scontrini vari. Il caricatore da viaggio per il cellulare. Il cosino per appendere lo smartphone al cruscotto. Una corda della lunghezza di circa un metro. Attrezzi per la ruota di scorta. Il triangolo. Una confezione di salviettine umidificate. Una tanica per quando rimanevo senza benzina (mi è successo parecchie volte). Tre bottiglie d'acqua da mezzo litro. Una tanica d'acqua da tre litri (per quando l'auto minacciava di andare in ebollizione). Nel cassetto del cruscotto non ricordo di preciso cosa ci fosse. Scartoffie, di sicuro. Forse qualcuna di cui avrei bisogno... Probabilmente un paio di vecchi Cd. Il libretto di circolazione. Un disco orario acquistato da mio padre in Germania negli anni '70. Tutto andato, ora. Eppure, al di là dell'ovvio disagio del dover prima o poi acquistare una nuova auto, la cosa non mi ha particolarmente colpito. Forse perché negli ultimi tempi ho subito perdite ben più dolorose, sto vivendo questa più che altro come una seccatura. Avevo in mente di produrre un Podcast che doveva intitolarsi "Cronache dal Doblò". Ah ah, quant'è simpatico il destino.
Sarà il karma? Cosa ho fatto per meritarmi questo? Per "questo" intendo sia il furto che il completo disinteresse. Quello che so di aver fatto, è stato tanto grave da meritarmi gli ultimi dodici mesi? Preferisco pensare di essere in credito e che, come dice il libro, tutto questo dolore un giorno mi sarà utile. Ah, il carabiniere mi ha chiesto se "Andrea Giuseppe" si scrive tutto attaccato.
In foto, il mio Doblò parcheggiato davanti a Palazzo Granafei a Sternatia.





