Amici miei,
mi discosto un attimo dal titolo di questo post per fare un piccolo aggiornamento diaristico.
Giovedì 22 è andato in scena l'ottavo appuntamento con La Musica si Racconta 5, ospiti della serata Francesco Massa, ovvero Massa, e Camilla Giaccari, ovvero Camilla.
È stata una serata molto diversa dalle altre, per vari motivi. Intanto il fatto di avere due ospiti d'onore e non solo uno. Infatti Massa e Camilla non sono una coppia ma due artisti, ognuno con un proprio percorso. E soprattutto non sono due artisti affermati ma dei giovani di belle speranze che hanno iniziato a farsi sentire da un paio d'anni. Presto (ma non so quanto) potrete trovare la serata online sul BacCanale (e ovviamente linkata qui) così potrete apprezzare anche voi.
Il caustico Frank Bramato, già pronto a dare mazzate prima che iniziasse la serata, ha dovuto ricredersi in corso d'opera e ha molto apprezzato non solo le canzoni proposte da Massa e Camilla, ma anche e soprattutto il loro approccio a quello che (lo sappiamo bene noi artisti) è un vero lavoro, fatto non solo di sogni e speranze ma, di nuovo, anche e soprattutto di ore e ore di fatica in studio o a casa con uno strumento in mano, con un foglio bianco davanti alla ricerca della parola giusta, della metrica esatta, del messaggio perfetto.
Giovedì prossimo si torna alle Scuderie di Palazzo Filomarini con il nono ospite: P40, al secolo Pasquale Quaranta, "Menestrello Cantattore".
Venerdì 23 sono tornato a suonare dal vivo con il progetto Live Bit, ovvero gli anni '80 in acustico. Ci siamo incontrato al Joyce Pub di Lecce, un luogo davvero particolare. Salette molto piccole, noi abbiamo suonato in quella centrale davanti a una ventina di spettatori, mentre gli altri, nelle altre sale, potevano solo ascoltare. Io non ho suonato benissimo, ero contratto e anche distratto, ho addirittura evitato di cantare una delle canzoni che mi spettavano e in qualche occasione ho preso note a casaccio sul manico del mio basso a 5 corde. Ogni tanto capitano quelle serate così, si può solo archiviarle e andare avanti. La cosa importante è che comunque il pubblico ha apprezzato, cantato con noi, applaudito. E il gestore è rimasto contentissimo della serata. Thumbs Up. Piccola nota di colore, mentre noi suonavamo l'ultimo pezzo, l'attore Massimo Venturiello, esibitosi in serata in un teatro leccese, è venuto a cenare proprio lì al Joyce con parte della sua compagnia. Non lo abbiamo disturbato.
Una cosa che mi è venuta in mente poco fa, mentre ero letteralmente seduto sul Trono.
Essendomi reso conto che ultimamente passo troppo tempo al telefonino, anziché andare in bagno con lo smartphone, ho ripreso la sana abitudine di portarmi un libro. Nella fattispecie trattasi di "Ivanhoe" di Walter Scott. Uscito nel 1819, è un po' il capostipite del romanzo storico, e anche se l'eroe principale è appunto Ivanhoe, i personaggi che tutti ricordiamo sono Robin Hood e la sua Allegra Brigata. Ora so che la pronuncia esatta di Ivanhoe è "Àivano(u)". Da piccolo invece pensavo fosse "Ivanoè" perché così lo pronunciavano quelli che sapevano dell'esistenza del film con Robert Taylor (non l'ho mai visto, non so come veniva pronunciato nella pellicola). Insomma, una pronuncia alla francese che ricalcava il "Robinson Crosuè" di Daniel Defoe.
Ma non voglio parlare della storia e della pronuncia, voglio parlare proprio del libro, inteso come agglomerato di pagine stampate avvolte in una copertina di cartone. L'edizione di Ivanhoe in mio possesso è una Newton Compton del 1995, pubblicata nella collana Classici della Biblioteca Economica Newton. Lire 2500. Erano anni quelli in cui la casa editrice Newton Compton si dedicò a questa impresa: pubblicare grandi classici in edizione super economica. Iniziò con dei meravigliosi libercoli in vendita a 1000 lire, per poi passare a qualcosa di più corposo a prezzi comunque stracciati. La cosa bella è che sono tutti in versione integrale, con introduzioni, bibliografia, note biografiche e tutto il resto. On the downside, la qualità della carta non è granché, e per risparmiare il più possibile le pagine sono stampate con margini molto ridotti, i caratteri sono molto piccoli, non ci sono pagine bianche che dividano i capitoli e la brossura è incollata con la copertina che si stacca molto facilmente dal dorsetto se apri troppo le pagine. Ma chi se ne frega, l'importante è il contenuto. Io grazie alla Biblioteca Economica Newton ho riempito la mia libreria con l'opera omnia di Shakespeare, in originale con traduzione a fronte, le poesie di Petrarca e Boccaccio, i classici come Moby Dick, Dracula e I Miti di Chtulhu di Lovecraft. E l'amato Kafka. L'elenco completo sarebbe eccessivamente lungo, ma il concetto credo sia chiaro.
Lode e Onore alla Biblioteca Economica Newton e alla sua meritoria opera di divulgazione dei classici a prezzi stracciati. Anche i libri sono stracciati, ma esiste anche la colla, o il nastro adesivo se siete gente dai modi spicci.
Leggete, che vi fa solo bene. Leggete, per favore! Salvatevi almeno Voi che noi siamo già condannati!
Buona Giornata,

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