AMICI MIEI,
sono preoccupato. Sono preoccupato perché, credo nella prima volta nella mia lunga vita da scrittore, mi mancano le parole. "Eppure le avevo qua un attimo fa", direbbe il buon Liga. Ora mi mancano. E lo dico nonostante nelle ultime settimane abbia scritto almeno tre canzoni per i Bellimbusti. Ho aiutato a creare un personaggio comico per una trasmissione comica, e ho tante tante idee per canzoni, racconti, addirittura romanzi. Il mio cervello è pieno di storie, come sempre. È sempre a mille, anzi a tremila, cosa che può essere molto piacevole ma a volte anche fastidiosa, come quando vorresti riuscire a dormire ma c'è una televisione accesa a volume troppo alto. Le storie ci sono, i personaggi, i progetti, le idee. Mi mancano le parole. Non sto riuscendo a mettere giù qualcosa di decente. Non è neanche "sindrome del foglio bianco", perché il foglio non rimane bianco: anzi! Allora, correggo la mia iniziale affermazione: non mi mancano le parole, mi mancano le parole giuste. Quelle messe in fila come si deve, nella lingua giusta, con il giusto sentimento e significato. Parole che mostrino anziché dire. Quelle che fanno sentire in chi le legge le stesse cose che sente chi le scrive. Mi siedo al computer, o alla scrivania con la mia bella penna, o al pianoforte, e vengono fuori cose ma non le cose giuste. È più frustrante del foglio bianco. Il foglio bianco è pieno di possibilità, è un foglio pieno in divenire. Il foglio pieno di sciocchezze invece... di solito è work in progress, ma questo work è in progress da troppo tempo. Sarà che come al solito le mie molte personalità emergono quando vogliono loro e si pestano i piedi l'una l'altra. Mentre Petrichor compone, Leroy fa capolino. Mentre il Capitano Backingham inveisce contro le cattiverie del mondo, Bac se ne esce con le sue battute comiche in dialetto.
Ecco, ecco... scrivendo questo post sto mettendo ordine nella mia testa, forse il problema è proprio questo: prima riuscivo a tenere a bada le molte personalità e a farle lavorare una alla volta, ora invece si accavallano, si sovrappongono, si pestano i piedi, sgomitano, come quando mamma pettirosso torna al nido col cibo e tutti i pulli fanno a botte per chi deve ricevere l'imbeccata, con quei colli sollevati e i becchi spalancati. O peggio, come zombie che si litigano l'unico cervello umano a disposizione. Risultato?
Il nulla. E il nulla è la morte del creativo. Ve lo ricordate il film "La storia infinita", no?
E ci sono sempre queste lacrime sull'angolo dell'occhio, pronte a erompere. Persino le lacrime sono una cosa buona per un artista, un creativo, uno scrittore, un raccontatore di storie, a patto che si sappia da dove vengano. E io in questo periodo non lo so.
Vi lascio con questa bella canzone di una delle mie voci preferite: Colin Hay, ex cantante dei mitici Men At Work. "Waiting for my real life to begin". Forse è la risposta.
Nessun commento:
Posta un commento