domenica 30 dicembre 2012

30 dicembre e Lo Hobbit: un viaggio inaspettato, un’inutile recensione.


Amici Miei, ebbene sì: ho deciso. Subissato da nessuna richiesta, dal basso della mia scarsissima verve da critico cinematografico, e decisamente fuori tempo massimo, mi accingo a vergare su questo foglio elettronico la mia inutile recensione dell’ultimo film dell’acclamato regista neozelandese Peter Jackson: Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato. Dico subito che non oserò paragoni con “Il Signore Degli Anelli”, di cui Lo Hobbit NON È il prequel, per il semplice motivo che non si possono paragonare due film così diversi. Sarebbe come tentare di mettere a confronto “La Casa” e “L’Armata delle Tenebre”, film quest’ultimo che, sebbene chiuda la trilogia, è talmente diverso dai due precedenti che persino nel titolo non c’è alcun richiamo alla “Evil Dead” dei due predecessori. Ma non distraiamoci. Non farò paragoni, ma mi concederò qualche parallelismo. Prima di tuffarci in questioni cinematografiche, lasciatemi rispondere alla domanda che spesso ho sentito porre su “Lo Hobbit”, e cioè: “Perché Lo Hobbit e non L’Hobbit?”. Perché la H in italiano è una consonante, e per quanto muta in grammatica è soggetta alle stesse regole cui sono soggette le altre consonanti. L’apostrofo, come sapete, serve a sostituire una vocale quando, davanti a un’altra vocale, questa cade, ma non può mai trovarsi tra una vocale e una consonante. Insomma La Altra diventa L’Altra, ma La Tovaglia non può in nessun caso diventare L’Tovaglia!!! Ma allora, direte voi, perché diciamo “Io l’ho mangiato”? Intanto Vi ringrazio per non aver portato come esempio “Io quello l’ho conosco”, dopodiché vi dico che è stato l’uso quotidiano nella lingua parlata a trasformare miracolosamente un errore in una regola. Siccome da decenni ormai pronunciamo impunemente “l’ho fatto” e “l’ho detto”, ecco che anche nella lingua scritta è accettato quello che dovrebbe essere un orrore di ortografia oltre che un errore di grammatica. Ma a questo punto Voi, che siete persone sveglie, Vi starete chiedendo: e allora perché Lo Hobbit e non L’Hobbit? Perché il signore che ha tradotto il libro di J.R.R. Tolkien scriveva in un’epoca in cui ancora si scriveva e si parlava un italiano corretto, al contrario di quanto si faccia oggi. E poi Hobbit è una parola straniera. C’entra qualcosa? Non lo so. D’altronde si dice l’Hotel e non Lo Hotel. Nell’infausto, ma non improbabile, caso io stia dicendo delle grosse MINCHIATE, chiedo venia a Voi e aiuto al buon Luca Colitta che di siffatte questioni ne sa ben più di me. Ma basta con l’accademia: passiamo al cinema.
Addì 25 dicembre 2012, con dodici giorni di ritardo dall’uscita ufficiale, sono finalmente andato al cinema a vedere Lo Hobbit, pensate: senza pormi questioni di lingua! Nonostante io viva a Maglie, ho ritenuto opportuno (per questioni discusse altrove) scoppolarmi quella trentina buona di chilometri per andare a vedere il film al The Space Cinema di Surbo (Lecce). Ben tre sale lo proiettavano: due in versione digitale 2d, e una in versione pellicola in 3d. Tutte comunque nella canonica velocità di 24 FPS (Fotogrammi al Secondo). Perché pongo la questione? Perché come forse saprete il buon Jackson ha introdotto con questo film una grossa novità per la cinematografia: la proiezione a 48 FPS. Sin da quando il cinema è diventato Cinema (quindi non da sempre), le cineprese registrano la vita a 24 FPS, ritenuti sufficienti per dare l’illusione di assistere a una scena dal vivo, illusione rafforzata dalla proiezione della pellicola alla stessa velocità di 24 fotogrammi al secondo. Molti registi in più occasioni hanno girato film o parti di film a velocità superiori o inferiori, ma poi proiettando sempre a 24 FPS si ottengono immagini rallentate o velocizzate. Jackson invece ha fatto questo: ha girato il film a 48 FPS e lo proietta a 48 FPS. In questo modo in un unico secondo sono contenuti il doppio dei fotogrammi, quindi l’azione in quel secondo è divisa in 48 parti anziché in 24, con il risultato che alla visione il tutto sembra ancora più fluido e più “vivo”. Di contro c’è la possibilità che il film risulti troppo vivido, quasi girato con una telecamera della Rai. Non è un problema da poco questo. Io stesso, nel mio minuscolo, dopo aver girato il mio “Li Promessi Sposi” con una videocamera DV mi sono reso conto che il risultato era troppo televisivo e ho quindi in postproduzione usato un filtro che “sporca” le immagini rendendole più simili a quelle girate con la pellicola... In ogni caso dobbiamo cominciare ad abituarci a questa novità tecnologica: i sequel di Avatar verranno girati, a quanto ha dichiarato James Cameron, a 60 FPS e con ogni probabilità questo diventerà il nuovo standard per tutti i film che verranno girati a partire dai prossimi anni. Io avrei tanto voluto vedere il film proiettato a 48 FPS, senonché l’unico cinema in Puglia attrezzato per questo nuovo tipo di proiezione è quello di Santeramo in Colle (che se non sbaglio fino a qualche tempo fa era co-gestito da un amico che non vedo da troppo tempo), e quindi i chilometri da scoppolarsi partendo da Maglie o da Nardò sono eccessivi...
Venendo, finalmente, al film partiamo con il primo dei paralleli con ISDA (Il Signore Degli Anelli). Anche qui si parte con un prologo che serve a spiegare perché stiamo per assistere a ciò che stiamo per assistere. Qualcuno lo ha giudicato troppo lungo come prologo. Io non sono d’accordo. Quando si pensa a Lo Hobbit (e vale anche per ISDA) bisogna pensare non a tre film di una trilogia, ma a un unico film di dieci ore diviso in tre parti perché è impensabile proiettarlo in un’unica soluzione. Quindi il prologo de Lo Hobbit (come il lunghissimo finale di Il Ritorno Del Re) in realtà è perfettamente calibrato e bilanciato sulla durata complessiva dell’opera. Poi si va avanti, si entra nel vivo della storia, tra vecchi “amici” che ci si ripresentano e nuovi personaggi che impiegano pochissimo a entrare nel nostro cuore che, ammettiamolo senza remore, appartiene a Peter J. più che a Tolkien. Il materiale originale è sempre rispettato, con in più alcune aggiunte plausibili e basate comunque sulle Appendici del Signore degli Anelli e su altri scritti di Tolkien. Le “lungaggini” di cui qualcuno si lamenta secondo me non ci sono, semplicemente il film ha un andamento romanzesco, si prende tutto il tempo per dire ciò che c’è da dire senza essere affrettato (e anche qui si può fare il parallelo con La Compagnia dell’Anello). Rispetto al libro, che è davvero un libro per ragazzi, il film ha un tono di “epicità” in più. Jackson è molto attento a far capire che la spedizione dei Nani e di Bilbo non ha come scopo finale riprendersi l’oro rubato dal Drago Smaug, ma fare ritorno alla propria casa, riconquistare la propria terra. Quindi il film è più epico, ma non è meno giocoso e divertente e ricco di canzoni e scherzi del libro. Ci sono momenti molto divertenti e non c’è una goccia di sangue neanche negli scontri più violenti. La morte di uno dei cattivi è presentata non come un trionfo del Bene sul Male (per quello ci sarà tempo nei prossimi film), ma come una gag comica. Ci sono due o tre momenti cantati come nella migliore tradizione disneyana. Saruman il Bianco non è quel cattivone che tutti conosciamo, ma un personaggio che in un contesto di leggerezza con il suo essere impettito e severo fa ridere: una sorta di Professor Piton dei primi tre Harry Potter. E poi c’è lui: l’unico e solo, il più grande di tutti, la star assoluta: Gollum!!! Già candidato alla candidatura come miglior attore all’epoca de “Le Due Torri”, io sono convinto che Andy Serkis meriti davvero di vincere una qualsiasi statuetta, anche appositamente inventata. Sapete quando si dice “se non ci fosse bisognerebbe inventarla”? Ecco, è questo il caso. La scena migliore del film è anche quella più fedele in assoluto al libro, riportata in sceneggiatura quasi parola per parola. Ne avevamo già visto un accenno nel prologo de La Compagnia Dell’Anello (e un richiamo nei pensieri di Gandalf: “Enigmi nell’oscurità”), ma ovviamente qui è stata girata in maniera completamente diversa e, mi sbilancio, grandiosa.
E di davvero grandioso ci sono le scenografie e le ambientazioni. Le montagne!!! Molte delle inquadrature sembrano davvero dare un senso alla battuta che pronuncia Bilbo ne La Compagnia: Le montagne! Voglio rivedere le montagne! La battaglia dei Giganti di Pietra lascia senza parole, cose che i miei occhi avevano visto solo in sogno. Mi rendo conto che forse il fatto che io abbia visto in sogno da piccolo molte delle cose che PJ ha messo sullo schermo in qualche maniera condizioni il mio giudizio, ma sono sicuro che alcune riprese metterebbero al tappeto chiunque. Anche grazie a un 3D davvero convincente. Se volete vedere un film in 3D guardatene uno girato in 3D e non uno riconvertito. Quelli riconvertiti sono una sequela di immagini piatte distanziate una dall’altra sull’asse delle z, ne Lo Hobbit invece potrete vedere con i vostri veri occhi la distanza tra i capelli e la fronte di Gandalf, potrete prendere in mano un “riccio di macchia” e pungervi davvero! La genialità di quel pazzo di Andrew Lesnie, Direttore Della Fotografia!!!
Mi sto dilungando troppo: arriviamo alla conclusione. Thorin Scudodiquercia potrebbe tranquillamente fare un mazzo tanto al buon Aragorn (e direi anche l’attore Richard Armitage all’attore Viggo Mortensen...). Ian McKellen (Gandalf) è praticamente perfetto. Gli effetti speciali che ve lo dico a fare. Martin Freeman nei panni di Bilbo è grandioso. I vari “cameo” dei personaggi de ISDA sono calibrati con sapienza e non sono mai delle strizzate d’occhio allo spettatore (tranne forse la frase di Gandalf “Casa è alle spalle, e il mondo davanti” messa lì proprio per quelli come me che conoscono a memoria ISDA). Niente strizzate d’occhio. E non era facile. Il compositore Howard Shore, che ogni tanto riprende da ISDA temi che ben conosciamo, tutto sommato non riesce a scrivere nuovi temi altrettanto incisivi, tranne la canzone cantata proprio da Thorin e che fa da sottofondo anche ai titoli di coda. Il doppiaggio. Purtroppo la morte di Gianni Musy ci costringe ad ascoltare Gandalf con una nuova voce, che, sebbene sia quella dal grandissimo Gigi Proietti, rende la visione un po’ straniante: Gandalf era Gianni Musy e basta! Ho avuto meno problemi ad accettare un attore diverso per Albus Silente che un doppiatore diverso per Gandalf! Bacchettata sulle nocche per il traduttore. Sebbene sia stato ampiamente avvisato all’uscita del primo teaser che Gollum in italiano non avrebbe mai potuto dire “Bagginses, cos’è un Bagginses” lui non solo non ha corretto l’errore ma ha anche rincarato la dose con un “Hobbitses” decisamente scandaloso! 3 meno meno e domani fai venire i tuoi genitori!!!
In conclusione, Lo Hobbit Un Viaggio Inaspettato è un grande film che sarà sottovalutato nei secoli a venire per colpa di quelli che pensano di andare al cinema a vedere Il Signore Degli Anelli Quattro. No! Non fatelo, ma se proprio dovete paragonatelo a “Labyrinth”, a “Willow”, a “Legend”, ma non a Il Signore Degli Anelli! Così potrete godere di due ore e mezza di sogno che si fa reale davanti ai vostri occhi, due ore e mezza godibili, divertenti, straordinarie. E dicembre 2013 (data d’uscita di Lo Hobbit: La Desolazione Di Smaug) vi sembrerà incredibilmente lontano...


Posto qui una bellissima cover di "The Misty Mountains Cold", la canzone di Thorin


Andate al Cinema e... enjoy!!!
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Buona Giornata
Bac

Aspetta Aspetta!!! 
PS: Cate Blanchett. Io quella donna la sposerò, fosse anche di martedì!!!



lunedì 26 novembre 2012

26 novembre e la novità del momento!!!

Amici Miei, 
vengo oggi con questa mia per comunicarvi la più grossa novità del momento, ovvero la nascita di una nuova creatura Baccassiniana. Nei prossimi giorni farò un po' il punto della situazione con un bilancio a partire dall'ultimo post di giugno scorso, ma ora sappiate che sono in arrivo con un nuovo progetto chiamato BASHAKA INDIE! Io canto, suono le tastiere, la chitarra e il basso e recito i miei monologhi. Pasquale "Pasquorius" Chirivì suona il basso e la chitarra e canta, mentre Raniero "Randy" Abbaticola suona la batteria. Per ora il repertorio è composto dalle mie solite canzoni, ma spesso e volentieri suoniamo quelle che io non canto mai quando faccio lo spettacolo da solo. Ma ovviamente è già in cantiere il nuovo disco che uscirà nel 2013 e che uscirà non con il mio nome ma con il logo BASHAKA INDIE. Anche il materiale da Merchandising è già in cantiere, con l'acronimo BKI che farà bella mostra di sé su magliette e cappellini. Insomma un nuovo grande viaggio che compio parallelamente alla mia carriera cinematografica. La Abac Digital Studio infatti continua il suo lavoro incessante. Ma ho detto che farò un altro post in cui parlerò di tante tante cose. Per ora, ecco la locandina degli Bashaka Indie!
Enjoy!!!

martedì 12 giugno 2012

12 giugno e un'intervista


Intervista ad Andrea Baccassino - Alberto Zuccalà


CHI E’ ANDREA BACCASSINO?
Baccassino? Per gli amici Bac? È un tizio, nato nel Salento poco meno di 40 anni fa, leggermente sovrappeso, con la passione del raccontare! Mi piace raccontare storie e mi piace farlo in tanti modi diversi: scrivendo, cantando, fotografando... 

COME SI COMINCIA FARE CABARET?!? 
Non so come si cominci a fare cabaret: so come ho cominciato io! Era il 1996 e avevo già alle spalle parecchi anni passati tra palchi e palchetti a scrivere e a portare in scena commedie dialettali. Nel 1993 ero stato “socio fondatore” di un gruppo gospel e di un gruppo di musica popolare, e soprattutto venivo da DECENNI passati a parodiare canzoni famose. A un tratto ho cominciato a pensare che la mia passione poteva diventare un lavoro vero, e così ho preso un po’ di parodie, le ho cucite insieme con dei monologhi in uno spettacolo che avesse un senso compiuto (“Alzamene il Brodo”), e in coppia con il chitarrista Angelo Lezzi ci siamo lanciati. La prima serata l’abbiamo fatta a casa di un amico, la seconda da un vicino di casa del suddetto amico a cui la nostra prima performance era particolarmente piaciuta, e poi ho cominciato a propormi ai vari pub e locali del Salento e... beh, non mi sono più fermato!

TI SENTI PIU’ “CABAREGISTA” o “CANTARETTISTA”?
Sono tutte facce della stessa medaglia, una medaglia a quattro facce!!! Si tratta di raccontare storie. Di certo in questo momento dopo quasi 16 anni di cabaret (che per la verità mi hanno un po’ sfiancato) mi sento più spinto verso il cinema, cioè verso qualcosa di relativamente nuovo ed entusiasmante. E ci tengo a dire che il cinema è sempre stato la meta che volevo raggiungere, fin da quando avevo sei anni.

TRA I TUOI TANTISSIMI LAVORI, ESIBIZIONI, PUBBLICAZIONI, CD… C’E’ UNO A CUI SEI PIU’ LEGATO?
Ci sono episodi meravigliosi che mi legano a ognuno dei miei lavori. Ricordo con tenerezza e piacere la “prima volta” di Alzamene il Brodo, ricordo la volta che feci da apripista ai New Trolls davanti a cinquemila persone che per la maggior parte lasciarono la piazza dopo il mio spettacolo (chiedo scusa ai New Trolls...), ma ricordo con immenso piacere anche la prima di “Che Sto Passando” il mio monologo teatrale NON IN DIALETTO! Ricordo con grandissimo piacere le sessioni di registrazione di “La Free del Lunedì Mattina”, le risate interminabili in sala d’incisione con Alex Zuccaro e gli altri musicisti... Però non posso nascondere che l’aver vinto la prima edizione dell’Ecologico International Film Festival come sceneggiatore e regista del mio primo film “Li Promessi Sposi” è stato sicuramente l’evento più importante della mia carriera, quello che mi ha dato la prova concreta che anni e anni di sogni e di studio non erano stati vani. Un sacco di gente vuole fare un determinato mestiere e poi alla prova dei fatti non si dimostra all’altezza. Nel mio piccolo questo a me non è accaduto, ed è stato proprio la sera in cui sono stato premiato che ho deciso di aprire la mia piccola casa di produzione cinematografica: l’Abac Digital Studio. Ho impiegato quattro anni, ma ce l’ho fatta! Ecco, c’è questa cosa particolare: se si tratta di fare il cabarettista allora posso anche interpretare i miei spettacoli, ma nel cinema mi vedo soprattutto sceneggiatore e regista, non attore.

C’è un altro riconoscimento di cui vado particolarmente orgoglioso, ed è il premio Stefano Costa che ogni anno viene assegnato a quegli artisti che si sono distinti per l’impegno nel sociale.

TU CHE SAI COGLIERE PIU’ DI TANTI LA PARTE COMICA DEL NOSTRO SALENTO, QUAL E’ L’ASPETTO PIU’ BELLO DI QUESTA NOSTRA GENTE?
La cosa non so se più bella ma di certo più stupefacente della gente salentina è che riesce a passare indenne in mezzo a questa giungla di contraddizioni che è il Salento come niente fosse... Non abbiamo soldi ma abbiamo due case e tre macchine, amiamo la Svizzera ma torniamo sempre a casa, combattiamo contro le discariche ma anche contro gli impianti eolici e fotovoltaici, amiamo il nostro mare ma costruiamo case orribili praticamente sulla spiaggia, insultiamo i nostri politici e poi li invitiamo con tanto di tappeto rosso a qualsivoglia manifestazione... siamo tutto e il contrario di tutto. Ma in tutto questo marasma c’è una certezza: li purpette la tumenica! 

CON CHI TI PIACEREBBE COLLABORARE?
Allora: prima di tutto, come tutti gli artisti pugliesi e gran parte degli artisti italiani, mi piacerebbe collaborare con Caparezza. E vabbè, questo ormai è un classico. Tra i Salentini che negli ultimi anni si sono distinti, sicuramente Dolcenera! Poi devo dire che ho avuto già modo di collaborare con tanti artisti salentini, con tanti amici, grazie alle varie manifestazioni di beneficenza alle quali nessuno di noi riesce a rinunciare. Voglio anzi sottolineare il grande, grande impegno degli artisti salentini quando si tratta di fare della beneficenza. Poi, se posso sognare in grande mi piacerebbe collaborare con i Pooh, che sono un po’ i miei padri putativi per quanto riguarda la musica e che tanto materiale mi hanno procurato per le mie parodie. Mi piacerebbe sentire Roby Facchinetti cantare una mia canzone!!! E per quanto riguarda il cinema mi piacerebbe (in coppia magari col mio fido compare Alex Zuccaro) lavorare a un film di Dario Argento, come sceneggiatore e/o aiuto regista.

SAPER FAR RIDERE LA GENTE E’ UN TALENTO RARO CHE NON PUOI DONARE SE NON LO HAI INNANZITUTTO TU, PENSI DI DOVER RINGRAZIARE QUALCUNO PER AVERTI INSEGNATO A SORRIDERE?
Oltre alla buona sorte che mi ha dato questo talento credo di dover ringraziare le altre persone della mia famiglia che hanno o avevano lo stesso talento. Prima di tutto mio nonno materno: una persona che andava da Nardò a Calimera in bicicletta (quelle di una volta, senza il cambio Shymano) per lavorare alla costruzione delle strade del Salento, e poi tornando la sera a casa doveva affrontare un esercito di quattro donne tra moglie e figlie!!! È arrivato a vivere fino alla veneranda età solo grazie al suo senso dell’umorismo. E fisicamente era uguale a Woody Allen! E poi ci sono i miei tre immarcescibili cugini Massimiliano, Giuseppe e Gianluca con cui da piccoli si giocava a guardie e ladri (anzi a Capitan Harlock contro i nemici dello spazio) scrivendo i copioni di quello che dovevamo dire! Ancora adesso mi passano sottobanco un sacco di battute e molte delle mie canzoni più famose in realtà le hanno scritte loro!

CHE RAPPORTO HAI COL CIELO?
Sono il classico tipo che “non è vero ma ci credo!”. Io lo so razionalmente che non è possibile in nessun modo che esista un essere soprannaturale, invisibile ed eterno e onnipotente. Però nei momenti di sconforto o alla vigilia di qualche appuntamento importante è sempre a Lui che mi rivolgo. È Lui che ringrazio quando le cose vanno bene, ed è con Lui che me la prendo quando le cose vanno male. Non credo nel Vaticano, sono solo politici e burocrati e anche della peggior specie. Sono vicino a quei sacerdoti che si fanno il mazzo per aiutare la comunità, ma non credo che lo facciano perché sono preti: lo fanno perché sono persone vere, dal grande coraggio e dalla grande sensibilità. Ma ogni volta che un vescovo o un cardinale o un Papa preferisce acquistare un calice d’oro per la Messa anziché usare quei soldi per dare da mangiare agli affamati o da bere agli assetati, lì capisco che Gesù finisce crocefisso tutti i giorni e i chiodi nelle mani glieli infila la Sua stessa chiesa.

HA UN SOGNO SEGRETO ANDY BAC?
Io sono una persona fortunata: tutti quelli che erano i miei sogni col tempo si sono trasformati in progetti e quasi tutti quei progetti sono riuscito a realizzarli. Non credo di avere un sogno segreto, ma forse una segreta speranza sì: quella di avere nel mio lavoro successo sufficiente per poter lavorare a livelli sempre più alti. Dal circuito locale a quello nazionale, e poi a quello europeo. E poi che ne so, un agente di Hollywood nota il mio lavoro e un grande produttore mi propone la regia di un blockbuster di fantascienza. Ecco, il vero sogno sarebbe di poter lavorare alla trasposizione cinematografica della saga della Torre Nera di Stephen King. Ci sta lavorando attualmente (e già da un paio d’anni) Ron Howard, ma da qui alla fine della lavorazione passeranno almeno altri sette, otto anni... ce la posso ancora fare!!! :-)

HO LA COPIA DI UN TUO LAVORO CHE TI PRESENTO PER UNA DEDICA. COSA MI SCRIVI?
Ciao Alberto, divertiti! E... Rrobba ti comaaaaaaaa!!!

PER INCONTRARE ANCORA ANDREA BACCASSINO:

www.baccassino.com
info@baccassino.com
www.abac-studio.com
info@abac-studio.com
Facebook: 
Andrea Baccassino (profilo)
Andrea Baccassino Bis (profilo)
Andrea Baccassino (pagina ufficiale)
Abacdigitalstudio Andrea Baccassino (profilo)
Twitter: 
Andrea Baccassino
www.myspace.com/baccassino
www.baccassino.blogspot.com

12 giugno e sono risorto!

Amici Miei, risorgo dopo un periodo di lavoro che mi ha completamente assorbito.
I risultati di questo lavorone li vedrete molto presto, e ne scriverò ampiamente su questo blog entro questa settimana. Per ora godetevi il "teaser trailer" di "Task Force - Missione: Riciclaggio"!

Enjoy!



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Buona Giornata
Bac

sabato 28 aprile 2012

28 aprile e un'intervista!

Amici Miei, qualche giorno fa ho rilasciato un'intervista al blog "Il Clan del Tendone".
Ve la linko qui sotto, se siete interessati. Io lo sarei...

"Idee in CANTIere & in LIBERAmente" ...ECCO IL CLAN DEL TENDONE!!!: Intervista ad Andrea Baccassino - Alberto Zuccalà:


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Buona Giornata
Bac

domenica 8 aprile 2012

8 Aprile e Buona Pasqua!

Amici Miei, Augüriiiiiii!!!!!!!
È arrivata anche quest'anno la Santa Pasqua, che Voi ci crediate o no. Alla Pasqua, dico.
Come ogni anno negli ultimi MESI siamo stati bombardati dalle pubblicità sulle colombe, le uova di cioccolato e i profumi. Chissà perché, sotto le feste aumentano a dismisura le pubblicità sui profumi (A Natale anche quelle sui diamanti).

Ho letto proprio poco fa che in Brasile un attore si è accidentalmente impiccato mentre interpretava Giuda in una rappresentazione della Passione di Cristo. Per fortuna il ragazzo è vivo, anche se in condizioni gravi. Questa vicenda mi ha fatto ricordare una cosa molto simile accaduta a me quando avevo tredici o quattordici anni. E vai che parte l'aneddoto! :-)

Mettiamola così: questo racconto potrebbe entrare quantomeno di straforo nella mia famosa Autobiografia Non Autorizzata. Correva l'anno di grazia 1985 o 86 o al massimo 87, vatti a ricordare... probabilmente lo ricorderò meglio quando avrò 80 anni. Lo avete notato? Gli ottantenni si ricordano perfettamente che anno era quella volta che. Era la metà degli anni ottanta (i MERAVIGLIOSI anni ottanta, dei quali: cosa resterà? Chi lo sa!) e io frequentavo la parrocchia di Santa Maria degli Angeli in Nardò, che all'epoca era una vera e propria fucina di talenti, e grazie all'impegno di qualche ragazzo di buona volontà, fa di tutto per esserlo ancora. Ma io sto parlando degli anni ottanta: gli anni d'oro di Santa Maria degli Angeli.
All'epoca si organizzava ogni anno la rappresentazione della Passione di Cristo all'interno del salone parrocchiale. Anzi, se ne organizzavano due: una interpretata da attori adulti (adulti... ultradiciottenni!), l'altra dai ragazzi dell'ACR (Azione Cattolica Ragazzi... la versione italiana dell'YMCA). Io all'epoca ero appunto nell'ACR e nel corso degli anni mi è capitato di interpretare vari ruoli nella Passione di Cristo. Sono stato Erode, sono stato Caifa, sono stato Pietro, uno degli apostoli di Emmaus, sono stato Giuseppe padre di Gesù e sono anche stato un popolano che si metteva a urlare contro Gesù partendo però dal mio posto in mezzo al pubblico! Quella volta rischiai di finire in manicomio perché qualcuno mi urlò di stare zitto che voleva sentire la recita e io sottovoce, tentando di non farmi vedere, dicevo al tizio: guarda che io sto recitando! Ma questa è un'altra storia, no questa notte (perché è notte checché ne dica... vabbè, che ve lo dico a fare?) voglio parlarvi di quella volta che mi toccò di interpretare Giuda Iscariota.

Era una versione un po' strana della Passione di Cristo, non la solita rappresentazione pedissequa delle sacre scritture. C'erano dei monologhi, dei giochi di luce particolari, musica rock. In un certo senso era più trasgressivo di Jesus Christ Superstar. Dal momento che io ero uno dei veterani della compagnia nonché uno dei (bah) più dotati, il regista decise di affidarmi la parte di Giuda. Sarete d'accordo con me che se doveste interpretare un film o uno spettacolo sulla vita di Gesù, il personaggio migliore da interpretare è Giuda, non Gesù! Io ero strafelice e piuttosto nervoso, perché avevo un monologo difficile, per un pubblico di palato fine, che però dovevo recitare davanti a un pubblico fatto più che altro dai genitori degli attori e dalle pizzoche della chiesa... Ma volevo farmi valere, volevo dimostrare i miei 14 anni di puro talento attoriale. E allora eccomi lì, sul palco, da solo. Le luci si abbassano, un enorme primo piano del volto sofferente di Gesù viene proiettato su un telo bianco sul fondale della scena (era il solito Robert Powell in Gesù di Nazareth) e io, rivolgendomi proprio a quell'immagine,


 soffrivo e urlavo e tentavo di spiegargli perché lo avevo tradito, tentavo di spiegargli che era anche colpa sua. Finisco il mio intensissimo monologo gettando sul palco con veemenza il sacchetto con le trenta monete d'argento e mi dirigo con passo incerto, in lacrime, verso la quinta di sinistra. La musica sale d'intensità, le luci si abbassano, metà sipario viene chiuso. Dietro le quinte ci sono gli attori adulti che con poche mosse veloci portano in scena il patibolo, lo fissano al palco, mi acchiappano mi sollevano mi appendono per una dolorosissima imbracatura di corda che indossavo sotto la tonaca a un gancio fissato alla corda della forca, poi mi mettono il cappio finto intorno al collo e io muoio. Si apre il sipario. La musica è all'apoteosi, l'occhio di bue mi inquadra, ma il mio corpo appeso si gira di spalle rivelando il trucco del gancio di ferro... Ma forse non se n'è accorto nessuno perché la mia performance li ha stregati, e poi le luci, la musica! Sale altissimo l'applauso del pubblico!!! Io fremo nonostante sia morto. Dopo nemmeno un minuto si richiude il sipario e ritornano sul palco i grandi per togliermi da lì. Uno mi solleva e mi regge per le gambe, l'altro libera il gancio di ferro... nessuno mi toglie il cappio dal collo!!! Resto appeso per il collo per pochi, interminabili secondi. Non più di tre, ma per me sono due ore. Da come mi dimeno Don Agostino capisce che c'è qualcosa che non va, urla sottovoce qualcosa a Vincenzo che subito mi riacchiappa per le gambe e mi tiene sollevato. Qualcuno, Fabrizio credo, questa volta mi toglie il cappio e finalmente mi depositano giù. Tutti si avvicinano a chiedermi se sto bene, come mi sento, se è tutto a posto. Io allora non dicevo le parolacce e quindi dissi tutto bene tutto bene non vi preoccupate. Oggi forse avrei detto tutto bene tutto bene li morti osci. Insomma, è così che succede. Da un momento all'altro, basta una piccola disattenzione. Ne sono morti di attori interpretando Giuda: ma ne vale la pena! Persino Powell avrebbe preferito interpretare Giuda! E cosa non è riuscito a fare Carl Anderson col suo indimenticabile Giuda di colore in Jesus Christ Superstar!


Bene, Amici Miei, che voi ci crediate o no, voglio dire che siate Cristiani o Ebrei o Musulmani o Indù o Buddisti o Animisti o che professiate la religione dello Jedi, oggi è Pasqua, è una giornata dedicata alla Riconciliazione, alla Pace, al Bene. Viviamola come se non ci fosse un domani per pentirci di quello che abbiamo fatto oggi.

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Buona Giornata
Bac

sabato 24 marzo 2012

24 marzo e Iuppieee!!!

Amici Miei, rieccomi qui.
La mia idea di blog, dal prossimo futuro, sarà quella di fare dei post "anticipativi" su quello che farò. È piuttosto probabile addirittura che mi metta a fare dei video a cadenza mensile in cui spiegherò quello che sto facendo e illustrerò quello che sto per fare. Un po' come fa il mio maestro e mentore Peter Gabriel (mentore?!?!!?) con il suo "Full Moon Club": un video per ogni luna piena. Questo per il prossimo futuro, per il momento dovrete accontentarvi dei resoconti scritti di ciò che ho già fatto.

Atto unico sulla morte in cinque compianti
È questo il titolo di una performance artistica di Luigi Presicce che si è tenuta domenica scorsa a Lecce all'interno della "ex" chiesa di San Francesco della Scarpa. Nella suggestiva location l'artista salentino ha creato cinque "tableau vivant" di opere di vari pittori mettendo in posa alcuni figuranti vestiti con abiti di scena usati da Carmelo Bene nei suoi spettacoli. Il pubblico assisteva alla preparazione dei tableau vivant, accompagnato dal suono di pianoforte della talentuosa Elena Ghigas. La performance si chiudeva con un attore/cantante che, nei panni di un Kurt Cobain prossimo al suicidio, eseguiva alla chitarra, dall'alto dell'altare maggiore ella chiesa, "Penny Royal Tea" dei Nirvana. La critica si è divisa tra elogi e colpi di mortaio, fino a debordare nel "Carmelo Bene è morto due volte". Insomma, si parla tanto dei litigi tra le due mogli di Bene, e non si rendono conto i critici stessi che si stanno letteralmente "litigando" le spoglie del maestro anche loro. Ma questo a me interessa in realtà pochissimo: ammetto candidamente che non conoscevo Carmelo Bene quando era in vita, né l'ho riscoperto dopo la morte: colpa mia, mi metterò a studiare. In linea di principio però mi dà fastidio questo gran polverone che si solleva tutte le volte che si fa qualcosa o che non si fa qualcosa o che il qualcosa lo fa un incompetente o un competente non fa quello che dovrebbe e tutti gli altri incastri dialettici possibili.
Vi ho parlato di questa performance perché la stessa è stata ripresa per la produzione di un video-documento che viene proiettato all'interno del Museo Sigismondo Castromediano, là dove sono esposti i costumi di scena di Carmelo Bene. I registi James Kendall e Alessandro Valenti e il direttore della fotografia Vincenzo Condorelli hanno voluto coinvolgere nel progetto nientemeno che la ABAC DIGITAL STUDIO!!! Ebbene sì: la videoripresa di "Atto unico sulla morte in cinque compianti" è ufficialmente il primo lavoro della Vostra Casa di produzione cinematografica preferita! Abbiamo messo a disposizione dei registi le nostre attrezzature (Il Jimmy, la Steadycam e la videocamera Panasonic) e i nostri operatori di fiducia Valerio e Andrea D'elia (della Videoprime di Leverano). Insomma, si è trattato per noi di un vero e proprio battesimo del fuoco in una produzione di una certa rilevanza, considerato che non si trattava di fare un film (in cui se sbagli puoi ripetere) ma di riprendere in un luogo chiuso con la gente appiccicata addosso, con un Jimmy da sette metri, una performance che non si poteva replicare! Il lavoro degli operatori è stato egregio, e le attrezzature hanno dato il meglio di loro! Orgoglio di papà!!!
Un sentito ringraziamento a James e Alessandro, e ora aspettiamo nuove "commesse"!
Piccola nota di colore, nei titoli di coda compare il mio nome (e il logo, che però ho notato non si legge bene, urge restyling!) e... il nome della mia insegnante di storia dell'arte ai tempi del liceo classico!!! Non avrei mai pensato che una cosa così potesse verificarsi!!! :-D
Un'altra nota di colore: alla proiezione del filmato ieri sera c'era anche Gustavo Caputo della Saietta Production che mi suggeriva, più che altro come battuta, di cambiare il nome da Abac, all'italiana, ad AB/AC, all'inglese... letto "Ei Bi Ei Si". Sulla falsariga del nome del noto gruppo musicale AC/DC. La battuta è divertente... ma è anche convincente, potrei pensarci davvero a questo cambio. Più che altro per rendere più facile il lavoro all'Academy quando dovrà premiarmi...

Spettacolo al Devil's Cave di Lecce
Queste son quelle cose che ti spaccano in due la personalità, che fanno di te un individuo affetto da bipolarismo. Sì, perché mentre da un lato ormai sono completamente proiettato nel mondo del cinema, dall'altro continuo a fare (con mia grande soddisfazione) i miei spettacoli di cabaret. Giovedì 22 ho dato spettacolo di me al Devil's Cave di Lecce, devo dire con un lusinghiero successo di pubblico e critica! :-) Ci siamo divertiti come matti, è stata davvero una grande serata. Un abbraccio alle ragazze di Futura Tv per la bella intervista! E per la bella presenza... ;-)


Però davvero sento dentro di me lacerarsi sempre di più quest'anima tanto (forse troppo) sfaccettata... e il cinema, e il cabaret, e la musica... e meno male che è da un po' che non scrivo racconti!!! 

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Buona Giornata
Bac

  AMICI MIEI  a latere del topic principale di questo post vorrei giusto un attimo soffermarmi sulla brutta notizia che Doctor Who pare sia ...