domenica 2 ottobre 2016

2 ottobre 2016 e il bilancio consuntivo del Terzo Memorial

 Amici Miei, 
è passata più di una settimana dal Terzo Memorial Andrea Baccassino: è tempo di consuntivi. Come al solito la prendo un po’ larga, ma a buona ragione. 



Quando nell’inverno del 2013 in quel di Muro Leccese, dopo uno spettacolo dei miei amici Raoul De Razza, Marco Tuma e Ray Campa, presente Valentina Grande, nacque l’idea del Memorial, a me (che sono un megalomane) venne subito la sub-idea che si dovesse trattare di una trilogia. Doveva essere itinerante, quindi ogni edizione in una diversa città, scelte tra quelle che storicamente mi sono state più vicine nei miei (allora) quasi vent’anni di carriera. E ogni edizione doveva essere molto meglio della precedente, al punto che il secondo memorial avrebbe dovuto essere grande come se fosse il quinto, e il terzo doveva essere una sorta di decima edizione. Ho la tendenza a mirare in alto, così se le cose vanno male arrivo almeno a tre quarti. Se invece punto in basso, becco di certo il bersaglio... ma è basso! E dunque, quanto di quello che mi ero prefissato è andato in porto e quanto no? La prima edizione si è tenuta in un posto piccolo, a Nardò perché non poteva essere altrimenti, il giorno dopo il mio compleanno: 11 aprile 2014. A parte il freddo, non andò male. Una band, i BashaKa Indie in versione Exageration Edition (Raniero Randy Abbaticola e Pasquale Chirivì accompagnati da Raoul De Razza, Marco Tuma, Pierpaolo Ronzino e Elena De Salve), tanti amici ospiti, l’exploit di “Scinnaru” grazie alla meravigliosa interpretazione di Elisabetta Macchia, la Prima Coppa Memorial (proprio a Randy), la prima Targa Bac-Pitaffio (a quel Davide Paglialunga che negli anni successivi avrebbe fatto divertire il web con i suoi personaggi strampalati), la prima raccolta alimentare andata a buon fine. Tutto perfetto.

L’anno successivo pensai (come programmato) di cambiare città. Però prevalse l’idea che il Memorial meritasse Piazza Salandra. Così rimasi a Nardò, e fu un’ottima scelta. 26 giugno 2015. In Piazza Salandra abbiamo potuto realizzare il fantastico sketch con Fabio Capone e Michele Russo che suonavano dai loro balconi mentre tutti gli altri musicisti erano sul palco. E poi, vuoi mettere la scenografia della facciata di San Trifone? Un pianoforte a coda sul palco, i meravigliosi ospiti, di nuovo la raccolta alimentare e le novità come la Casa Museo e l’allestimento della piazza a cura dell’associazione Open Your Mind. La raccolta alimentare andò al disotto delle aspettative, e la raccolta fondi per l’Associazione Lorenzo Risolo praticamente non ci fu. Ma lo spettacolo fu notevole, con l’exploit di “Mi lu endu”, l’Innuendo dei Queen suonata al piano da Valeria Vetruccio, accompagnata da Luigi Bruno, Lorenzo Ronzino e Roberto Duma, con i cori delle “Craggioppe ‘Nzurfate” Elena De Salve e Eleonora Pascarelli. La Coppa Memorial andò a Raf Qu.

Arrivato al terzo anno volevo definitivamente staccarmi da Nardò, anche se al solito “stavo con due cuori” perché fare due edizioni in un posto e una in un altro mi “rovinava la trilogia”. E anche perché i ragazzi del fan club, “Quelli del Clebbe”, insistevano! Alla fine, dopo una travagliata notte di pensieri e decisioni, la bilancia, che per la verità già pendeva nella direzione del cambiamento, si assestò definitivamente in quella direzione. 
Così il 23 settembre 2016 va in scena il Terzo Memorial, in quella San Cesario di Lecce che era già in ballottaggio quando si doveva decidere dove fare la prima edizione. Una piazza bellissima, una scenografia fantastica, e soprattutto la grandissima disponibilità dell’Amministrazione Comunale di San Cesario, del Sindaco Andrea Romano e dell’Assessore Daniela Litti, e di tutti i tecnici comunali, che hanno messo a disposizione tutto ciò che potevano mettere a disposizione. E non parlo di denaro. E ancora più grande rispetto all’anno precedente è stato l’impegno dei ragazzi di Open Your Mind, Federica Pano, Donato Manisco e gli altri, che hanno curato la Casa Museo e l’allestimento della “Porta Santa”, attraversando la quale tutti quelli che sono venuti allo spettacolo si sono guadagnati la “risata plenaria”. E poi c’è stato l’aiuto incommensurabile dell’Associazione Pro Loco “I Tre Casali” di San Cesario, Bruno Miglietta e i suoi, che hanno dato una grossa mano nella logistica, nei contatti con la Caritas, e che ci hanno offerto un buffet meraviglioso!!! E poi tutti gli ospiti, sia quelli che sono stati effettivamente sul palco (Scemifreddi, Sol Keis, Luigi Mariano, Max Vigneri, Elisabetta Macchia, Elisabetta Guido, Marcello Zappatore, le Almost Good) sia quelli che sono intervenuti in collegamento via satellite (Mino De Santis, Toromeccanica, Alto & Basso), sia l’immarcescibile band: i BashaKa Indie, in versione Large Edition: Pasquale Chirivì e Roberto Duma accompagnati da Michele Russo, Alberto Spenga e Fabrizio Longo; sia quelli che purtroppo non hanno potuto esserci: le ampiamente giustificate Ciciri e Tria e Valeria Vetruccio.
Luigi Mariano ha vinto la Coppa Memorial, mentre il premio per il Bac-Pitaffio è andato a Titti Mercuri, della quale secondo me sentiremo ancora parlare. Ne abbiamo anche approfittato per premiare il Bac-Pitaffio dell’anno scorso, perché non ci fu possibile farlo in quell’occasione: e così anche il buon Pasquale Chirivì ha avuto il premio che meritava.
Devo con forza sottolineare il mio enorme grazie agli Scemifreddi (compreso il “quarto uomo” Paolo Tarantino) che mi hanno dato una grossissima mano nell’organizzazione dello Show, dimostrandosi perfetti padroni di casa, ma soprattutto grandissimi amici! E gli sponsor, senza i quali come sempre non avremmo potuto fare un bel niente. Li voglio nominare, perché sono stati pochi ma davvero buoni: Man vs Burger di San Cesario, Rollo Fiori di Lequile, New Car Service di San Cesario, Beat Station di Galatone (presente in ogni edizione del Memorial), Pizzeria P&C Your Place di San Cesario, lo Studio Fotografico di Mirosi Romano e Andrea Luperto di Lequile, Camping Sport di Lecce e la profumeria Madonà di Nardò. Un grande ringraziamento per l'ottimo lavoro svolto va anche all'ufficio stampa, curato da Angela Leucci!!! Le immagini che vedrete nei prossimi giorni su Youtube sono state riprese da Valeria Marrella e Adriano Nuzzaci! :-)
Ma, come si dice sempre in questi casi, ed è assolutamente vero, il ringraziamento più grande va alla gente che è venuta a vedere lo spettacolo e che ha partecipato alla grande alla raccolta alimentare: questi i dati ufficiali della raccolta:
- Pasta, 73 Kg
- Tonno, 52 scatole da tre
- Biscotti, 43 pacchi
- Latte, 22 litri
- Zucchero, 23 Kg
- Pelati, 36 barattoli
- Salsa, 11 bottiglie
- Riso e Cereali, 13 Kg
- Legumi in scatola, 35 barattoli
- Farina, 12 Kg
- Caffè, 11 pacchi
- Taralli e Crackers, 5 pacchi
- Succhi di frutta, 5 confezioni
- Marmellata, 3 vasetti
- Olio, 3 litri
- Sale, 3 Kg
- Prodotti per bambini, 12 pezzi
- Donazioni in denaro, € 24,80

Ora che la trilogia è conclusa, cosa succederà? Ebbene, questo è argomento per un prossimo post.

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Buona Giornata,
Bac


sabato 13 agosto 2016

13 Agosto 2016. Venti e non più Venti.

 Amici miei, 
Da buon artista, quindi narcisista egocentrico e per rincarare la dose neretino o addirittura neritino, quale sono: vi comunico che questo scritto parla di Me. Continuate la lettura a vostra discrezione.

Qualche settimana fa sono entrato in libreria. Niente di nuovo, per quanto mi riguarda. Però era un’occasione speciale: la presentazione del nuovo disco di Mino De Santis, di cui sono l’orgoglioso produttore. La libreria era (messaggio promozionale meritato) Libri & Musica, a Maglie. Mi sono fermato per un attimo davanti allo scaffale dei Cd. Perché ormai i negozi di dischi non esistono più, e per acquistare un Cd “fisico” devi andare in libreria, o addirittura in edicola. Ho dato un’occhiata alle copertine. E a un certo punto mi sono reso conto che in almeno tre di quei Cd c’era il mio zampino. Qui avevo curato la grafica, lì avevo collaborato ai testi, quello là l’ho proprio visto nascere, di quell’altro ho visto nascere l’autore... La mia mente fa molto presto a partire per la tangente e ho iniziato a pensare alla mia carriera, al mio lavoro, ma non in termini concreti: mi sono proprio domandato quale fosse il mio posto nel mondo. Chi sono io? Cosa sono io? Come posso riferirmi a me stesso, se me lo chiedono? Un medico è un medico, un architetto un architetto, una rosa è una rosa è una rosa. E io? Sono un cabarettista, ok. Ma su quello scaffale c’è qualcosa di me che non ha niente a che fare col cabaret. Allora sono un grafico. Sì, mi sento anche quello quando vado in giro per il Salento e vedo, stesi ad asciugare, dei SeiPerTre che ho realizzato io. Poi magari su YouTube mi imbatto in un video di cui ho curato la realizzazione, da regista o da semplice noleggiatore di attrezzature. Il mio macellaio mi saluta all’urlo di “Cantanteee!”. Non è troppo, tutto questo? Non è un disperdere energie in troppe direzioni? Il segreto del successo non è il focalizzarsi su un unico obiettivo? Probabilmente sì. Sicuramente, sì! E il fatto che io non sia mai assurto alla ribalta nazionale ne è una prova. Ricordiamoci sempre della Triste Faccenda Di Wikipedia che mi ha negato una pagina perché tutto ciò che faccio resta relegato all’ambito locale.
E allora, per un attimo, lasci perdere il lavoro e ti siedi a pensare, filosofia spicciola, auto-psicanalisi, forse, e la domanda diventa: come ci sono arrivato, qui?

Nel 1985 avevo dodici anni. All’epoca ero magro, già alto, sempre poco attraente per le ragazze. Curavo anche poco il look, e comunque avere un look decente nell’85 era impresa ardua. In quell’anno scrissi la mia prima commedia (La Ciumenta) ed esordii sul palco come attore e regista. Ma anche come tastierista, in un gruppo che si chiamava Casablanca (tutti i dettagli quando finalmente scriverò la mia autobiografia). Quindi è stato così fin dall’inizio: a dodici anni ero già autore, attore, regista, musicista. Hm.
Tra il 1985 e il 1995 ho scritto cinque commedie, una decina almeno di atti unici, altrettanti racconti pubblicati, una ventina di racconti inediti, una valanga di canzoni inedite, due bozze di musical, tanti articoli giornalistici per varie piccole testate locali, sono stato “socio fondatore” della TS Gospel Family Band e della Compagnia Delle Arti Xanti Yaca (in cui suonavo nientemeno che il tamburello...), e infine ho deciso di fare tutto questo per professione.

Da giugno ’95 a giugno ’96 ho dovuto prendermi un anno sabbatico perché all’epoca c’erano ancora la lira e la leva obbligatoria. Era il millennio scorso... Ho prestato servizio civile a Martina Franca / Cisternino. Dopodiché, finalmente, potevo farlo: potevo pensare di vivere della mia arte. Siccome già dal ’91 me ne andavo in giro cantando “Spunta lu mieru intra ‘ll’otte”, e dal momento che con una compagnia teatrale non si guadagna abbastanza, pensai che fare il cabarettista solitario fosse una grande idea. Non proprio solitario: mi accompagnava l’amico Angelo Lezzi, grandioso chitarrista prima, meraviglioso libraio-chitarrista ora.
Presi un po’ delle mie parodie, le cucii insieme in uno spettacolo che poteva anche essere un musical, in cui narravo le vicende di tale Antonio La Paglia, meglio noto come Ucciu Ristucciu, ex contadino, ex intonacatore di Nardò, che si trasferisce e trova l’amore a New York... salvo poi abbandonare tutto e tornarsene a casa sua. Il titolo dello spettacolo era “Alzamene il Brodo”. Durava poco più di un’ora, e mi cambiavo d’abito cinque volte. L’esordio assoluto avvenne nel grande giardino della casa di alcuni amici. Ma era una serata ufficiale, non una scampagnata. Platea allestita con sedie di plastica, palco spazioso, luci, amplificazione... una cosa seria! Un debutto vero.
Era il 13 agosto 1996.
Diciamocelo, a rivedere oggi quelle immagini (sì: è stato tutto videoregistrato) faccio tenerezza. Ma la stoffa si vede. L’evento ebbe una certa eco e due settimane dopo replicai... nel giardino della casa accanto. Poi fu la volta di una diretta radiofonica su Radio Mondonuovo, e l’evento fu pubblicizzato anche sul Quotidiano di Lecce.
L’inverno successivo iniziammo a girare i locali della provincia, in un’epoca in cui cabarettisti da queste parti ce n’erano davvero pochi, e con ogni probabilità io ero l’unico a portare in scena uno spettacolo scritto da me e non basato su barzellette o scenette da villaggio turistico. Questo è un racconto narcisistico, lasciate che mi attribuisca qualche merito.
Il resto è storia. Mi sono presentato sulla piazza salentina come un personaggio trasversale, non faccio parte della lega dei musicisti e forse non faccio parte della lega degli attori, ma collaboro in maniera molto proficua con gli uni e con gli altri, in un clima di grande amicizia che mi piace coltivare, perché sono superconvinto che sia l’unione a fare la forza, e non l’invidioso individualismo. Se qualcuno merita, sono felice di aiutarlo piuttosto che mettergli i bastoni tra le ruote perché dovrei essere io l’eccellenza. Sono sempre rimasto al di sotto di una certa linea (e ammetto che mi dispiace), non mi è mai capitato di incontrare sulla mia strada quei musicisti salentini che poi sono diventate superstar nazionali, ma mi sono divertito e, cosa per me più importante, ho fatto divertire un sacco di gente, generazioni intere (posso dirlo perché loro lo hanno detto a me) di salentini. Molti dei miei fan di oggi nel ’96 non erano neanche nati, non conoscono un mondo senza Baccassino. Il che è tutto dire. Sono vent’anni di cabaret, ragazzi. Vent’anni proprio oggi.
E allora, come rispondere alla mia domanda? Qual è il mio posto nel mondo?
Divertirmi, far divertire, unire persone diverse in progetti comuni che portino la gente ad essere felice. Lasciare piccoli segni qui e là, dare il mio contributo per portare bellezza e serenità e magari un pizzico di cultura alla mia terra e alla mia gente, ancor prima che al mio pubblico. Ma, andando ancora più al nocciolo della questione, stringi stringi, quello che io ho sempre fatto, quello che io voglio fare, è raccontare storie. Con ogni mezzo, o con ogni “medium”, per usare le parole giuste. Per tanto tempo ancora.
Sono vent’anni. Ma forse sono trentuno, se contiamo dall’85. O magari 43, se contiamo da quando sono nato. 43 sono tanti, ma sono sempre la metà di 86.
Sono felice? Rispondo con una metafora scontata. Avete presente la luna piena? Grande, rotonda, luminosa. Ma nasconde un lato oscuro della stessa grandezza rispetto a quello illuminato. Cinquanta per cento luce, cinquanta per cento buio. Sembra poco, ma più illuminato di così non si può. Io oggi mi sento una Luna Piena, con tante cose belle sul lato illuminato e tante cose meno belle su quello oscuro. Qualche rimpianto, qualche rimorso, qualche debito (in denaro o morale). Ma va bene così. Va benissimo così. Ho tanti amici sinceri e qualcuno neanche lo sa.

Lasciatemi chiudere con il verso di una canzone dei miei amici Pooh, che nell’86 festeggiavano vent’anni di carriera. Fecero un servizio fotografico truccati da vecchi decrepiti, ma poi sono andati avanti per altri vent’anni e ancora altri dieci. Nel loro disco di quell’anno, “Giorni Infiniti”, c’era una canzone intitolata proprio “Venti”.
Che terminava così:

“Mille venti leggeri
Ventimila pensieri
Venti giri del campo
E ancora c’è tempo.
Na na na na na na na
Na na na na na na na...”